BAREFOOT - Red Rose Ranch

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Barefoot e Gestione Naturale. Perché sferrare il cavallo?  
 
(di Francesca Fanizza, Pareggiatrice e Tecnico Primo Livello E.N.D.A.S)

 Il Barefoot è una tematica ampia e complessa e in quanto tale necessita delle apposite sedi per essere trattata in modo adeguato.
Qui vogliamo solo sottolineare che, per comprendere la correlazione tra il Programma della Scuola Italiana di Horsemanship, la Gestione Naturale e il Barefoot bisogna fare uno sforzo e andare a monte.  
Semplificando all’estremo, il cavallo si è evoluto per vivere in un branco con una struttura sociale e ruoli definiti, alimentandosi di erba povera in zuccheri e proteine e percorrendo in media dai 30 ai 50 km al giorno dei quali una buona parte con l’incollatura a terra .  E in natura riesce a compiere tutto questo senza la presenza di minima problematica ai piedi che rimangono sani e robusti. Gestione Naturale significa ricercare il benessere del cavallo, riportando il più possibile le caratteristiche della sua vita allo stato brado in quella della sua vita allo stato domestico.
Nei maneggi, invece, spesso il cavallo è ferrato, relegato in un box (salvo l’attività sportiva quotidiana), isolato dai suoi simili (li vede, ma non può interagire) e mantiene l’incollatura alta molte ore al giorno per guardare fuori dal box, bere e mangiare cibi ricchi di zuccheri e proteine.
Perché, quindi, il cavallo domestico è frequentemente soggetto a disturbi comportamentali e patologie (del piede e non) che in natura non si verificano?
E’ vero che il cavallo ha una capacità di adattamento notevole, tuttavia bisogna ricordare che sopra agli zoccoli c’è un equino, un essere vivente complesso dotato di sistema nervoso, sistema endocrino e sistema immunitario. Questi grandi sistemi comunicano e interagiscono tra di loro attraverso segnali molecolari rappresentati ora da neurotrasmettitori, ora ormoni ora citochine, dando luogo a un sistema complessivo informazionale di secrezioni interne (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia o PNEI). Gli elementi del sistema PNEI in equilibrio hanno valori “resettati”, propri della specie animale a cui si riferiscono. Una situazione persistente di perturbazione di tale equilibrio può alterare cronicamente i valori fisiologici dell’animale, determinando una modifica di tutte le strutture che fanno parte della PNEI (data la loro connessione reciproca) e provocare patologie di  varia natura.


Scopo della Gestione Naturale del cavallo è mantenere l’equilibrio PNEI per prevenire ed evitare questi disturbi, consentendogli di essere ciò per cui è nato.
Il piede scalzo è solo uno dei fattori chiave su cui intervenire perché ciò sia possibile: gli altri sono: l’Alimentazione (inutile sferrare un cavallo se continuiamo a  nutrirlo come se non lo fosse), il Movimento (che deve essere garantito in giusta quantità e qualità), la Termoregolazione (regolando e limitando l’utilizzo delle coperte e tosatura), la Socialità (rispetto della natura del cavallo in quanto “animale da branco”) e le Posture corrette (statica e dinamica, sia durante l’alimentazione che durante l’attività sportiva).

Il piede, più nello specifico, è un organo deputato alla termoregolazione, all’ausilio della pompa cardiaca e all’espulsione di sostanze di scarto. Un ferro che impedisce tutte queste funzioni  può alterare in modo inequivocabile tutto il sistema PNEI,  creando disturbi e problemi sia a livello fisiologico che comportamentale.  
All’atto pratico, una gestione naturale (o il più naturale possibile), rispetta il cavallo perché consente alle sue strutture di svolgere le funzioni per le quali si sono evolute, evitando così patologie fisiche e comportamentali.
Ci si trova spesso, troppo spesso, ad affrontare disturbi e patologie che non hanno ragione di esistere.
Sappiamo che molti dei mali comuni a un numero purtroppo notevole di equini sono sconosciuti in natura (navicolite, laminite, ticchio d’appoggio, ballo dell’orso ecc).
Sappiamo (o dovremmo sapere e anche credere) che il cavallo ha un apparato digerente che necessita l’assunzione continua in movimento di piccole quantità di cibo, povero di zuccheri e di contenuto proteico.

La gestione domestica odierna, invece, più attenta alle necessità dei proprietari che a quelle dell’animale, ha portato a una sempre maggiore snaturazione dei cavalli, sia per le modalità di approvvigionamento di cibo (grandi quantità somministrate poche volte al giorno e spesso non adatte nei componenti nutritivi), sia per la scarsità di movimento, in quantità e qualità  (molti cavalli vivono confinati in un box  se si esclude l’attività lavorativa quotidiana, talvolta svolta con posture innaturali) sia per l’isolamento nei confronti dei propri simili (molti cavalli non hanno la possibilità di stare e interagire realmente con i propri simili, pur essendo in natura animali da branco).
Vi invitiamo quindi ad approfondire le vostre conoscenze e a riflettere prima di accettare senza spirito critico o senza adeguato supporto probatorio molte delle dicerie che circolano nelle scuderie, finalizzate ad avere un cavallo ”funzionante” ma che, alla lunga, risultano dannose per la salute dell’animale.  
Riflettere può essere faticoso e scomodo, ma garantisce delle soddisfazioni e progressi nella qualità della cura e del rapporto con il nostro cavallo che ripagano ogni sforzo.
(Argomenti tratti dal materiale didattico della “Scuola Olistica di Gestione Naturale e Pareggio Naturale del cavallo domestico” del Dott. Stefano Sabioni).
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